Lo scontrino del supermercato è il posto più strano dove trovare un interferente endocrino. Eppure.

Il Bisfenolo A non è una di quelle sostanze chimiche oscure che si trovano solo nei laboratori di ricerca. È ovunque: nel rivestimento interno delle lattine di conserva, in certi contenitori di plastica, nelle resine epossidiche. E da decenni, in quantità sorprendentemente alte, sulla superficie degli scontrini fiscali — quelli che prendete alla cassa del supermercato, alla pompa di benzina, al bancomat. Il problema non è solo che il BPA esiste. È che, nel caso degli scontrini, entra nel corpo in un modo che la maggior parte delle valutazioni del rischio ufficiali ha storicamente sottostimato. E la ragione è scomoda: l'assorbimento attraverso la pelle è fondamentalmente diverso — e per certi versi più pericoloso — dall'esposizione attraverso il cibo.

AMBIENTE

6 min read

person holding white and black tag
person holding white and black tag

Come funziona davvero l'esposizione al BPA

Quando il BPA viene ingerito con il cibo, il fegato lo intercetta quasi immediatamente e lo converte in una forma coniugata — essenzialmente inattiva — che viene poi eliminata con le urine. Questo processo, noto come metabolismo di primo passaggio epatico, è efficiente: meno dell'1% della dose orale raggiunge il sangue in forma libera e biologicamente attiva.

La via cutanea funziona in modo molto diverso. Quando il BPA viene assorbito attraverso la pelle, il fegato viene bypassato del tutto. La molecola entra direttamente in circolo nella sua forma libera — quella che si lega ai recettori degli estrogeni e produce effetti biologici. Uno studio clinico pubblicato su Environmental Health Perspectives ha dimostrato che l'esposizione dermica produce una proporzione di BPA libero nel sangue quasi 16 volte superiore rispetto alla stessa dose assunta per via orale. È la stessa quantità di sostanza, ma con una biodisponibilità radicalmente diversa. Il BPA che tocca la pelle è molto più pericoloso, molecola per molecola, di quello che mangiate.

Aggiungete una variabile: il gel igienizzante per le mani. Uno studio pubblicato su PLOS ONE dal gruppo di ricerca dell'Università del Missouri ha misurato cosa succede quando si maneggia uno scontrino termico subito dopo aver usato un igienizzante alcolico. I risultati erano inequivocabili: i prodotti igienizzanti contengono sostanze che funzionano da amplificatori dell'assorbimento cutaneo — i cosiddetti "penetration enhancers" — e possono aumentare la quantità di BPA che attraversa la pelle fino a 100 volte. Entro 90 minuti dal contatto, i partecipanti mostravano picchi di BPA bioattivo nel sangue comparabili alle concentrazioni rilevate negli studi di biomonitoraggio più preoccupanti. La pratica diventata normalissima durante la pandemia di usare il gel prima di passare la carta o ritirare lo scontrino è, da questo punto di vista, un esperimento involontario su scala globale.

Il punto in cui si trova la scienza regolatoria

Nel 2015, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) aveva fissato per il BPA una dose giornaliera tollerabile di 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno — una soglia a cui nessuno sembrava essere a rischio. Nel 2023, dopo una rivalutazione lunga anni, EFSA ha pubblicato una nuova opinione scientifica che ha cambiato completamente le carte in tavola: la nuova dose tollerabile è stata abbassata a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Vale a dire 20.000 volte più bassa di prima.

Non si tratta di un aggiustamento tecnico minore. L'EFSA ha concluso esplicitamente che l'esposizione alimentare attuale — prima ancora di considerare l'esposizione cutanea — eccede questa nuova soglia di sicurezza di due o tre ordini di grandezza per tutte le fasce di età. In italiano: quasi tutti siamo già esposti a più BPA di quanto la scienza attuale consideri accettabile, semplicemente mangiando normalmente.

Il BPA è rilevabile nelle urine di oltre il 90% della popolazione adulta nei paesi industrializzati, secondo la meta-analisi più completa dei dati di biomonitoraggio disponibili. Non è una presenza marginale: è una contaminazione sistemica e quasi universale.

Cosa fa il BPA nell'organismo

Il BPA è un interferente endocrino — una sostanza che mima o blocca l'azione degli ormoni naturali, in particolare degli estrogeni. La sua struttura molecolare è abbastanza simile all'estradiolo, il principale estrogeno umano, da legarsi ai medesimi recettori cellulari, alterando la cascata di segnali che quegli ormoni normalmente regolano.

Gli effetti documentati dalla ricerca su modelli animali e studi epidemiologici umani coprono un territorio ampio. Sul sistema riproduttivo, l'esposizione al BPA è associata a riduzione della qualità del seme negli uomini, a irregolarità del ciclo ovarico nelle donne, e a un aumentato rischio di sindrome dell'ovaio policistico (PCOS). Sul sistema metabolico, il BPA altera la funzione delle cellule beta del pancreas — quelle che producono insulina — contribuendo all'insulino-resistenza e aumentando il rischio di diabete di tipo 2. Sul sistema cardiovascolare, diversi studi di coorte hanno trovato associazioni tra livelli urinari di BPA e rischio aumentato di ipertensione, aterosclerosi e insufficienza cardiaca.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l'esposizione in fase prenatale e durante l'infanzia. Il BPA ha dimostrato capacità di modificare la metilazione del DNA in modo persistente — cioè di lasciare impronte epigenetiche trasmissibili attraverso le divisioni cellulari. L'esposizione nelle finestre critiche dello sviluppo può produrre effetti che non si manifestano immediatamente ma emergono anni o decenni dopo, in organi che erano ancora in formazione al momento del contatto.

Il problema dei sostituti: BPS e BPF non sono la soluzione

La risposta dell'industria alle preoccupazioni sul BPA è stata, negli ultimi anni, quella di sostituirlo con molecole strutturalmente simili — il Bisfenolo S (BPS) e il Bisfenolo F (BPF). Molti prodotti ora portano l'etichetta "BPA free", e i consumatori la interpretano ragionevolmente come una garanzia di sicurezza maggiore.

La scienza dice qualcosa di più complicato. Uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives ha confrontato l'assorbimento cutaneo di BPA e BPS ed ha trovato che il BPS, pur assorbendosi in misura minore attraverso la pelle, viene metabolizzato dal fegato con meno efficienza. Il risultato netto è che la quota di BPS libero — cioè biologicamente attivo, capace di legarsi ai recettori degli estrogeni — nell'urina dei soggetti esposti per via cutanea era proporzionalmente più alta di quella del BPA. Meno molecole arrivano, ma più di quelle che arrivano rimangono attive. Studi su modelli animali hanno confermato che il BPS e il BPF hanno proprietà di interferenza endocrina simili al BPA, in certi casi comparabili in intensità. "BPA free" non è necessariamente sinonimo di "sicuro".

Cosa si può fare, in pratica

La buona notizia è che l'esposizione cutanea al BPA è modificabile con abitudini semplici. Alcune indicazioni pratiche derivano direttamente dagli studi già citati.

La prima è la più ovvia: limitare il tempo di contatto con gli scontrini termici, tenerli per il bordo o con la punta delle dita piuttosto che nell'intera mano, e preferire la ricevuta digitale quando disponibile. Non toccarli con le mani umide, sudate o appena trattate con gel igienizzante — è in queste condizioni che il trasferimento cutaneo aumenta in modo significativo.

La seconda riguarda la cucina: evitare di scaldare il cibo in contenitori di plastica, anche quelli etichettati come "adatti al microonde", perché il calore accelera la migrazione del BPA e dei suoi analoghi nel cibo. Preferire vetro, acciaio inossidabile o ceramica. Per le conserve, scegliere prodotti in vetro o in lattine con rivestimento privo di BPA quando possibile — anche se rimane importante sapere che i sostituti potrebbero non essere sostanzialmente diversi.

La terza considerazione riguarda l'eliminazione: il BPA ha un'emivita breve nel sangue e viene escreto principalmente con le urine nell'arco di ore. Questo significa che il corpo ha una discreta capacità di eliminarlo, a patto che l'esposizione non sia continua. Ridurre i picchi di esposizione — in particolare quelli per via cutanea, che producono BPA bioattivo in concentrazioni più alte — è ragionevolmente efficace nel ridurre il carico corporeo complessivo.

Una prospettiva più ampia

C'è qualcosa di strutturalmente problematico nel modo in cui le sostanze chimiche come il BPA vengono regolamentate. La revisione EFSA del 2023 — che ha abbassato di 20.000 volte la soglia considerata sicura — non si basa su nuove prove rivoluzionarie emerse all'improvviso: la letteratura scientifica sull'interferenza endocrina del BPA si è accumulata per decenni. Il problema è che le agenzie regolatorie tendono a muoversi lentamente, aspettando prove di causalità diretta negli esseri umani che sono intrinsecamente difficili da raccogliere per molecole con effetti subdoli e latenti su larga scala temporale.

Nel frattempo, oltre 90 persone su 100 hanno questa sostanza nelle urine. Gli scontrini fiscali contengono BPA in quantità dell'ordine del 20 milligrammi per grammo di carta — migliaia di volte superiori alle concentrazioni presenti nei contenitori alimentari in plastica. E chi maneggia scontrini decine di volte al giorno per lavoro — cassieri, impiegati postali, personale di stazione di servizio — è esposto a livelli significativamente più alti della popolazione generale.

Non si tratta di alimentare paura. Si tratta di capire come funziona un'esposizione che quasi tutti vivono quotidianamente come innocua, e prendere decisioni informate su come ridurla dove possibile. Lo scontrino del supermercato non è una minaccia acuta. È una piccola fonte di esposizione cronica, in un contesto in cui la somma di tutte le piccole esposizioni croniche è diventata, secondo la stessa EFSA, un problema reale.

Fonti principali: Hormann AM et al., "Holding Thermal Receipt Paper and Eating Food after Using Hand Sanitizer Results in High Serum Bioactive and Urine Total Levels of Bisphenol A (BPA)", PLOS ONE, 2014 | EFSA CEP Panel, "Re-evaluation of the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs", EFSA Journal, 2023 | Bernier MR & Vandenberg LN, "Handling of thermal paper: Implications for dermal exposure to bisphenol A and its alternatives", PLOS ONE, 2017 | Thayer KA et al., "Pharmacokinetics of bisphenol A in humans following dermal administration", Environmental Health Perspectives, 2020 | Gayrard V et al., "High bioavailability of bisphenol A from sublingual exposure", Environmental Health Perspectives, 2013 | Whaley P et al., "Comparison of BPA and BPS percutaneous absorption", Environmental Health Perspectives, 2020 | Corrales J et al., "All bisphenols are not the same: endocrine-disrupting potency", Chemosphere, 2015 | Calafat AM et al., "Exposure of the U.S. Population to Bisphenol A and 4-tertiary-Octylphenol: 2003–2004", Environmental Health Perspectives, 2008